Afro Basaldella

Libro Baudelaire: Invitation au vojage, 1975, acquaforte e acquatinta su lastra di rame, 20×25 cm

Libro Baudelaire: Invitation au vojage, 1975, acquaforte e acquatinta su lastra di rame, 20×25 cm

Afro nasce a Udine nel 1912, studia a Venezia e a Firenze e già nel 1928 espone alla I Mostra della Scuola friulana d’avanguardia, esposizione seguita l’anno successivo dalla partecipazione alla XX Esposizione dell’Opera Bevilacqua La Masa a Venezia.

Si lascia suggestionare dalla pittura impressionista e cubista e, tornato a Roma, tiene una personale alla Galleria della Cometa, dove dimostra grande maestria compositiva e notevole temperamento cromatico. Gli anni successivi lo vedono impegnato in numerose opere ad affresco. Lavora a Rodi (Villa del Profeta e Grand Hotel delle Rose) e a Udine (casa Cavazzini).

Nel 1939 partecipa alla III Quadriennale di Roma ed espone con il fratello Mirko a Torino e a Genova. Partecipa anche a numerose mostre dal risvolto sociale, tipiche di quegli anni, e ad alcune edizioni del Premio Bergamo. Nel 1940 espone alla Biennale di Venezia con Montanari e Tamburi.

Con lo scoppio della guerra, Afro si trasferisce a Venezia, conosce Vedova, Turcato, Santomaso e insegna all’Accademia di Belle Arti. Dopo il 1945, superata una breve fase espressionista, Afro approda a una sintesi lineare e coloristica, che si ricollega al suo interesse per il cubismo.
 Nel 1948 Afro partecipa alla Quadriennale di Roma e alla “famosa” Mostra di arte contemporanea di Palazzo Re Enzo a Bologna, su cui si riverseranno le critiche di Palmiro Togliatti. Il 1949 è un anno importante per l’evoluzione artistica di Afro. Dopo aver esposto al MoMa di New York in occasione della mostra XXth Century Italian Art, passa qualche mese in America. Entra a far della “scuderia” della gallerista newyorchese Catherine Viviano e si avvicina alla produzione degli artisti americani dell’Action Painting, Kline e De Kooning in particolare, ma anche Gorky.
 Nel 1951 Afro torna a Roma dove partecipa alla mostra Arte astratta e concreta in Italia alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e ad alcune collettive. Vince il primo premio alla Biennale di San Paolo del Brasile e tra il 1952 e il 1954 entra a far parte del Gruppo degli Otto in cui confluiscono molti artisti del Fronte Nuovo delle Arti (Birolli, Morlotti, Turcato, Santomaso, Vedova).

Insieme a tutto il gruppo, patrocinato da Lionello Venturi, espone alla XXVI e alla XXVII Biennale di Venezia (1952 e 1954), ad Hannover, Colonia e Berlino. 
Nel 1955 espone alla prima edizione di Documenta a Kassel, alla Quadriennale di Roma, prende parte alla mostra The New Decade: 22 European Painters and Sculptors al MoMA di New York, esposizione che sarà presentata anche a Minneapolis, Los Angeles e San Francisco, e tiene anche un’importante personale alla Viviano Gallery dove sono presentate dodici opere tra le quali Libro giallo e Ragazzo col tacchino successivamente acquisite dal Museum of Modern Art di New York.

E’ ormai famoso a livello internazionale e la Biennale di San Paolo gli conferisce un’altra onorificenza. Accentua una gestualità larga, di lirica evocazione, sostenuta dalla conoscenza dell’Action Painting americana (Gorky in particolare) nel corso del soggiorno negli Stati Uniti (1950): ma la sua è una linea tutta “italiana”, intrisa di luce, attenta a larghi accordi di ritmo, che s’imporrà a livello internazionale.
 Nel 1956 vince il primo premio come miglior artista italiano presente alla Biennale di Venezia, edizione nella quale partecipa con una sala personale. Nel 1957 torna in America e lavora come “artist in residence” presso il Mills College di Oackland, dove realizza gli studi preparatori per Il Giardino della Speranza, destinato alla sede centrale dell’Unesco a Parigi. Stringe amicizia con Burri. Nel 1960 vince il Premio Guggenheim e in quegli anni insegna negli USA e all’Accademia di Firenze. Sue antologiche sono state organizzate a Darmstadt, a Berlino e Ferrara tra il 1969 e il 1970. Nel 1971 vince il Premio del Fiorino e il Premio dell’Accademia di San Luca. Negli ultimi anni fa ritorno a Udine dove esegue arazzi per il Castello di Prempero, sua dimora.