Aldo Damioli

Venezia New York, 2006, olio su tela, 100x80 cm

Venezia New York, 2006, olio su tela, 100×80 cm

Il pensiero si accartoccia sulla metropoli americana addolcita dalla fantasia di Damioli, che inventa prati smisurati a ridosso dei pachidermi architettonici di una città sviluppata nel senso verticale. Una foga nella iperdefinizione figurale che consegna la pittura a una zona intensa di silenzio, come preludio di un fatto che sta per accadere. L’artista trasforma la “Grande mela” in un’oasi di silenzio, dove l’individuo conta per quello che è, nella sua soggettività riconoscibile e anzi, può permettersi di apparire felice e assorto.

L’arbitrio creativo di Damioli (esplicito nella relazione diretta Venezia-New York) si protende nell’apertura d’uno squarcio cittadino come un’immensa quinta, di fronte alla quale si consuma il rito di una quotidianità pacata e serena, dove è ancora possibile ascoltare il battito del tempo e lo scorrere delle stagioni senza l’assillo di una velocità onnivora. E allora gli specchi d’acqua solcati da imbarcazioni sospinte dalla volontà di assaporare a pieno il fascino delle forme di edifici, addensati in uno spazio che reclama lo slancio verso il cielo, spazi verdi dove persone paiono perdere da un momento all’altro il loro tratto anonimo per assumere fisionomie note. Utopie di un visionario, rese credibili proprio dal potere disvelante dell’arte? sogni di un illuso impegnato a fuggire le strettoie del quotidiano? combinazioni della fantasia con una volontà di modificare l’esistente? E’ difficile dirlo; è più facile qualificare Damioli come artista che celebra l’inattualità di una pittura a prima vista innestata nei canoni della classicità, ma aderente invece a una sensibilità compositiva di sicura ascendenza contemporanea.

Aldo Damioli è nato nel 1952 a Milano, città dove vive e lavora.

Ha partecipato a numerose e importanti mostre in Italia e all’estero; ne ricordiamo solamente alcune: nel 1997 ha esposto alla Galleria d’Arte Moderna di Tirana, nel 1999 è stato invitato alla XIII Quadriennale d’Arte di Roma e nel 2000 ha partecipato alla mostra L’altra metà del cielo, curata da Alice Rubbini e Peter Weiermair al Rupertinum di Salisburgo, mostra proseguita alla Kunstsammlungen di Chemnitz, successivamente alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna e al Museo d’Arte Moderna di Budapest. Sempre del 1999 la partecipazione alla rassegna Sui generis a cura di Alessandro Riva al PAC di Milano.

Del 2004 invece la personale a Palazzo Frisacco di Tolmezzo, in provincia di Udine e la partecipazione dell’artista alla XV Quadriennale di Roma, seguita nel 2005 dalla II Biennale di Pechino, e Fuori tema Italian feeling, in occasione della XIV Quadriennale di Roma,

Nel 2006 ha preso parte a Ironica – La leggerezza dell’ironia, a cura di Valerio Dehò ed Elena Pontiggia presso la Galleria del Gruppo Credito Valtellinese di Milano, e nel 2007 è stato invitato alle mostre: Nuovi pittori della realtà, a cura di Maurizio Sciaccaluga al PAC di Milano e, sempre a Milano, Arte italiana 1968 – 2007 Pittura, curata da Maurizio Sciaccaluga a Palazzo Reale; alla rassegna Anatomia dell’irrequietezza curata da Luca Beatrice a Palazzo della Penna di Perugia, e a Linee all’orizzonte curata da Maurizio Sciaccaluga per la Galleria d’Arte Moderna di Genova.

Seguono nel 2010 le mostre collettive Il paesaggio nella pittura contemporanea a cura di Alice Rubini, presso la Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo (PR) e Una lucida concettualità a cura di Elena Pontiggia, presso la Galleria Tonelli di Milano, e la personale alla Vico Gallery di Urbania. Ad aprire il 2011 la personale Opere su carta presso L’Idioma Centro d’Arte di Ascoli Piceno.