Leonida De Filippi

Keep shooting, 2010, stampa digitale su tela, 80×70 cm

Leonida De Filippi è nato a Milano nel 1969. Vive e lavora a Milano e in Africa. Dopo gli studi superiori presso il Liceo artistico della sua città, frequenta il corso di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera dove tuttora insegna tecniche Extramediali, corso in cui studia e approfondisce il rapporto tra le nuove tecnologie e le arti visive. Ha insegnato inoltre nelle accademie di belle arti di Venezia e Carrara.

Negli anni di studio collabora con alcuni studi fotografici e inizia a esporre i propri lavori assieme a Federico Guida, Davide Nido e Dany Vescovi, con i quali condivide affinità artistiche. In seguito lavora per alcuni anni come assistente nello studio del padre, Fernando De Filippi. Nel 2008 fonda con la propria compagna l’associazione umanitaria no profit The Sense of Art. Dal 2000 a oggi ha partecipato, tra le altre, alle mostre Sui Generis al PAC di Milano; Pentathlon – Nuova palestra artistica milanese al Museo della Permanente di Milano; Italian Factory – La nuova scena artistica italiana; Extra 50, Biennale di Venezia, La Promotrice, Torino; Anteprima – XIV Quadriennale di Roma La Promotrice, Torino; Auguri ad Arte, Mart di Rovereto; Premio Agenore Fabbri organizzata dalla Fondazione VAF – Stiftung di Francoforte presso il Museo della Permanente di Milano, la Stadtgalerie di Kiel e la Künstlerhaus di Graz. Del 2009 la partecipazione alla collettiva Collectors’ Choice II presso lo ZKM, Zentrum fur Kunst und Medientechnologie di Karlsruhe e del 2010 la mostra History al Forte Strino di Trento.

Per De Filippi la pittura è misura di tutte le cose e, grazie ai media ipertecnologici da cui parte per ritornarci passando per il disegno, punta a ridare alla realtà lo spessore emozionale che essa perde una volta filtrata dai media. E se la radice comune di tutti i lavori è l’immagine stampata mediata attraverso la pittura (recuperando il falso retino tipografico alla Lichtenstein), De Filippi, si muove contemporaneamente sia sul piano compositivo che su quello pittorico, dipingendo sulle sue tele immagini sgranate, quasi sottoposte a ingrandimenti esasperati, simili a ritagli di quotidiano che dispone su un campo neutro, asettico e astraente. L’opera di De Filippi è molto interessante perché il suo minuzioso e lunghissimo lavoro pittorico fa da cuneo, spaccando ogni feedback tra immagine e realtà. Intonato con le ricerche artistiche più aggiornate, recupera pittura e figura umana, significante e significato, ma in funzione fortemente critica della civiltà delle immagini.

Il puntinato che sgrana, più che alla struttura in pixel delle immagini, ricorda il retino utilizzato da Lichtenstein che agiva come una lente su un pezzo della civiltà dei consumi al fine di smascherarla. La retinatura tutta dipinta di De Filippi va oltre, perché rivela lo sviluppo di chi nella civiltà dei consumi e delle immagini consumate è cresciuto proiettandosi alla messa sotto accusa. De Filippi lo fa costruendo una sorta di griglia astraente, che scompone e nello stesso tempo costituisce. Le tematiche si innestano su scenari di guerra in cui la sgranatura non definisce, ma mostra e denuncia gli ingranaggi della realtà per rendere gli eventi un simbolo, stereotipizza i personaggi per non coinvolgere con richiami specifici.