Mino Rosso

Architettura di uomo + macchina, 1931, scultura in bronzo – pezzo unico, 60x25x33

Architettura di uomo + macchina, 1931, scultura in bronzo – pezzo unico, 60x25x33

Mino Rosso è nato a Castagnole Monferrato nel 1904 ed è morto a Torino nel 1963.

Nel 1926 entrò a far parte del gruppo futurista torinese, con Fillia, Ugo Pozzo, Tullio Alpinolo Bracci, Farfa, Nicolay Diulgheroff, Enrico Alimandi a cui più tardi si aggiunsero Pippo Oriani e Franco Costa. Come scultore, declinando il dettato boccioniano, che predicava di spalancare la figura e chiudere in essa l’ambiente, diede esempi riusciti di resa plastica e formale in cui la componente costruttiva si salda alla concezione tipicamente futurista delIa simultaneità con sviluppi originali, sfuggendo ai pericoli del formalismo cubista.
 Partecipò dal 1928 a tutte le mostre nazionali e internazionali con il gruppo futurista e alle Biennali veneziane dal 1930 al 1940.
 Una sua completa retrospettiva è stata presentata nel 1986 a Torino a Palazzo Barolo e al Piemonte Artistico e Culturale. Nello stesso anno partecipò a Venezia a Palazzo Grassi alla mostra Futurismo e Futurismi e nel 1989 alla mostra Arte italiana: Presenze 1900-1945. Nel 1989-1990 a Napoli a Castel Sant’Elmo alla Mostra Dell’aria e della sua conquista, trasferita poi a Londra all’Istituto Italiano di Cultura, furono esposte, fra altre sue sculture, Volo del 1938 e Il paese degli aviatori del 1939. Nel 1990 fu rappresentato con 5 sculture a Kassel al Museum Fridericianum alla mostra Italiens Moderne. 
Futurismus und Rationalismus, trasferita poi a Valencia all’IVAM Centre Julio Gonzalez con il titolo Vanguardia italiana de entre guerras. Futurismo y Racionalismo.

Fra le opere in mostra erano presenti Architettura femminile del 1928, Architettura di una testa del 1934 e Volo del 1938.

Rappresentante importante della scultura futurista con una produzione prolifica e unica nel suo genere, fu l’unico scultore firmatario del Manifesto dell’Aeropittura nel 1929. La sua figura divenne centrale e di assoluto riferimento nel periodo che compreso tra il 1927 e il 1939 perché diede alla scultura futurista il corpo e la consistenza, anche numerica, che essa non ebbe mai. Fu un precursore della sintesi artistica che rianimò, con l’esuberanza complessa della Simultaneità, il Dinamismo Plastico di Boccioni.