Roberto Floreani

Per quel che manca al mondo (al grigio), 1999, dittico – tecnica mista su tela, 170x115x50

Per quel che manca al mondo (al grigio), 1999, dittico – tecnica mista su tela, 170x115x50

Floreani è nato a Venezia nel 1956 e vive e lavora a Vicenza.

Molte e importanti le personali organizzate in Italia e all’estero tra le quali si ricordano: La Casa e il Tempo ai Musei di Como, Ravenna e Zagabria tra 1994 e 1995, Antologica 1986-1997 alla Casa dei Carraresi aTreviso nel ’97; Memoria alla Galleria del Credito Valtellinese-Le Stelline di Milano nel ’99; Roberto Floreani alla Galleria d’Arte Contemporanea nella Repubblica di San Marino nel 2001; Ritorno all’Angelo al Museo Revoltella di Trieste nel 2003; Selected Works 1997-2007 a Palazzo Ducale a Mantova, a Kunstverein, Aschaffenburg; Stadtisches Museum, Gelsenkirchen; Mestna Galerija, Lubiana), 2007. Sue opere sono presenti in importanti collezioni museali (PAC, Milano; MAMBO, Bologna; Musei di Stato di San Marino; MART, Rovereto (depositi della Fondazione VAF), Kunstverein Aschaffenburg; Stadtisches Museum Gelsenkirchen) e istituzionali (Banca Commerciale Italiana, ING Bank, Credito Valtellinese)
Invitato nel 2005 alla Quadriennale di Roma e nel 2009 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia

I riferimenti figurali nella sua pittura viaggiano dalle evidenze geometriche a quelle di natura, congiungendo mondi che sono tanto vicini da sovrapporsi talora in un esito omologante; vi si avverte il respiro di un tempo cosmico, affidato alla scansione di uno spazio capace di rimandare a consistenze puramente spirituali se pur evidenziando rilievi, abrasioni, parvenze di corpi in filigrana. Una pittura grondante di memoria che ha le sue ragioni generanti nei tempi mitici dell’infanzia o in una sensibilità d’ascendenza remota.
 La superficie è un’articolata orchestrazione di alternanze in levare e aggiungere che danno movimento all’immagine o, meglio, ai suoi dettagli costitutivi. Il motivo che richiama la realtà vegetale (le foglie) si dispone in verticale lungo direttrici sinuose che suggeriscono un dinamismo interno al quadro, quasi prodotto dalla forza di un vento che solleva. Assente la profondità prospettica, l’energia fenomenica del primo piano si rimarca invece all’occhio del fruitore, che può rinvenirvi diverse accidentalità materiche; queste lo rendono pulsante concretezza, anche se derivata da un’intensa attività del pensiero.
Il colore (il giallo, il cinerino, il nero, l’azzurro, tanto per citare alcuni di quelli più frequentati) si deposita su tratti che appaiono a volte erosi, scavati, bruciati, sospinti ad avvallarsi oppure a strutturarsi in sagomature aggettanti rispetto al piano; in tal modo si pongono in dialettica rilevanza zone porose e lisce, convesse e concave, scure e chiare mentre la luminosità proviene da una fonte indefinita. La pittura riflette così un modulo figurale che si reitera in un sostenuto ritmo di superficie; il tutto in una tensione astratta che vive di presenze riconoscibili eppur evaporate verso un nuovo ordine logico.